Frequently Asked Questions

Certo. E’ un diritto del cliente farsi un’idea di massima – anche prima del formale conferimento dell’incarico – delle spese da affrontare e dei compensi da corrispondere al professionista cui conferisce mandato. Tra i doveri dell’avvocato vi è proprio quello di rendere un’informazione chiara circa i costi della prestazione, pur con la ovvia precisazione che una quantificazione dettagliata è molto spesso materialmente impossibile in via anticipata per la possibile incidenza di variabili, non sempre esattamente prevedibili, nel corso del rapporto.

Tra i doveri deontogici che l’avvocato è tenuto ad osservare, vi è quello di informare chiaramente la parte assistita – all’atto del conferimento dell’incarico – della possibilità di avvalersi del procedimento di negoziazione assistita e di quello di mediazione (peraltro, obbligatorio in molte materia), nonché dei percorsi alternativi al contenzioso giudiziario, pure previsti dalla legge, il ricorso ai quali, per il cliente, potrebbe in effetti comportare un significativo risparmio economico.

Certamente si, è possibile formalizzare un contratto di conferimento di incarico con l’avvocato, anzi è auspicabile concordare per iscritto anche i costi dell’incarico per non avere sorprese successivamente.

Purtroppo non c’è una risposta  certa a questa domanda, a livello nazionale, il tempo medio di un processo civile è di circa sette anni e tre mesi, ma può allungarsi a dieci ed anche più.

Questo è un dato allarmante che mina e sminuisce il diritto di difesa dei cittadini.

L’efficienza di uno Stato si misura anche con la sua capacità di dare risposta in tempi celeri alle legittime domande di Giustizia dei cittadini. Certo, molti sono i fattori da considerare ai fini della valutazione della durata non ragionevole di una causa (la complessità del caso, l’oggetto del procedimento, il comportamento delle parti e del giudice durante il procedimento, etc.), ma è indubbio che un così elevato lasso di tempo non possa non essere considerato intollerabile.

Va detto che, per legge, sono reputati ragionevoli tre anni per il primo gradodue per il secondo e uno per il grado di legittimità e, in ogni caso, il termine ragionevole si reputa rispettato se il giudizio definitivo e irrevocabile giunge nel termine massimo di sei anni. La stessa legge ha introdotto nel nostro ordinamento il rimedio della equa riparazione in favore di chi abbia subito un danno, anche non patrimoniale, in conseguenza del mancato rispetto del termine, con risultati che, però, sono risultati tutt’altro che soddisfacenti, non solo per la eseguità delle somme riconosciute e liquidate a titolo di indennizzo, ma anche per l’ulteriore ritardo nei pagamenti da parte delle amministrazioni debitrici.

Se ricorrono i requisiti reddituali, certamente si, può richiedere l’assistenza con patrocinio a spese dello Stato.

Sul punto può consultare l’apposita pagina del sito o contattare lo Studio Legale Patruno per maggiori informazioni.

L’art. 91 del Codice di Procedura Civile disciplina il principio generale di soccombenza, secondo cui il giudice condanna la parte che ha perso la causa al pagamento delle spese legali della controparte, che liquida in sentenza anche se tale parte soccombente è autorizzata al patrocinio a spese dello Stato.

Tutti possono sbagliare, perfino i giudici. È sulla base di questo principio che l’ordinamento giuridico italiano prevede il diritto di poter impugnare la sentenza a sé sfavorevole per sottoporla all’attenzione di un altro magistrato, il quale può anche smentire la decisione del collega precedente. Due sentenze sulla stessa vicenda potrebbero non bastare: e infatti, la legge consente perfino un ulteriore giudizio, da celebrarsi questa volta presso quel giudice speciale che è la Corte di Cassazione. 

Lo studio Legale Patruno può essere contattato telefonicamente allo 0809697369, con whatsApp (icona verve in basso a destra della pagina del sito web) oppure con l’apposito pulsante “richiedi appuntamento” in alto a destra del sito web.

Certamente può contattare lo studio legale per aggiornamenti sulla sua pratica, tuttavia ogni aggiornamento viene comunicato prontamente dallo studio legale, pertanto in mancanza di comunicazioni non ci sono novità salienti da comunicarle.

Ai sensi dell’art. 37 n. 3 del codice deontologico:

E’ vietato offrire, sia direttamente che per interposta persona, le proprie prestazioni professionali al domicilio degli utenti, nei luoghi di lavoro, di riposo, di svago e, in generale, in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

La redazione di un parere – della specie pro veritate – è il modo in cui viene normalmente reso il servizio di consulenza legale a distanza. Essa contiene in premessa la descrizione della questione prospettata, l’analisi degli istituti giuridici coinvolti e delle problematiche connesse, con pertinenti richiami dottrinali e/o giurisprudenziali e, infine, l’indicazione di una o più ipotesi di soluzione. Dalla richiesta di parere alla consegna dello stesso al cliente, passando per le fasi dell’accettazione del preventivo e del pagamento, tutto viene gestito a distanza, utilizzando i canali di posta elettronica.

Per i costi di consulenza a distanza contattare lo studio legale.

Cercate un modo rapido ed efficace di indisporre il vostro avvocato (il professionista al quale avete conferito un incarico basato sulla fiducia e che avete liberamente scelto in base alle sue capacità e competenze…)? Riferite allo stesso gli esiti delle ricerche giudiriche da voi condotte in proprio sul web, senza alcuna base di preparazione, e pretendete poi di discuterne con l’intento, magari, di convincerlo della inadeguatezza o erroneità della linea difensiva da lui scelta.

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